TAGLIA E DESCRIZIONE
Da adulti raggiungono mediamente 120-150cm di lunghezza ed un peso che varia tra i 400 e i 600 gr circa superando, raramente, i 150cm di lunghezza ed il chilogrammo di peso.


TERRARIO
Un esemplare baby può tranquillamente essere ospitato in una piccola vaschettina per alimenti passando successivamente in un faunabox o altro contenitore da circa 30cm x 40cm. Esemplari sub-adulti e adulti necessitano di uno spazio minimo di 60cm x 40cm x 35-40cm. Nonostante sia un animale poco timido e molto attivo, noi consigliamo di fornirgli rifugi, tronchi e rami dove rintanarsi e/o arrampicarsi. Consigliamo di offrire almeno due tane, preferibilmente identiche fra loro, dislocate in due diverse zone, così che l'animale preferisca l'una all'altra unicamente per termoregolarsi in virtù dei suoi bisogni fisiologici e non per questioni di sicurezza. Per evitare spiacevoli fughe, dobbiamo assicurarci che nel contenitore/terrario ogni foro, intaglio e apertura di qualsiasi genere non sia più largo di 5mm. Per fare un esempio, un esemplare giovane potrebbe passare fra i vetri scorrevoli se questi hanno un agio prossimo a 6 mm.
SUBSTRATO
Importante è fornire un fondo che permetta all'animale la miglior condizione igienica. Possiamo dunque prendere in considerazione fondi compositi come i trucioli di legno non resinoso, torba bionda di sfagno ed aspen, oppure il classico foglio di giornale. Queste soluzioni sono un'ottima scelta in quanto molto assorbenti, inoltre permettono all'animale di scavare e/o nascondersi anche al di fuori dei rifugi offerti, così da potersi sentire al sicuro in qualunque momento. Ci sentiamo di sconsigliare i tappetini d'erba sintetica e le moquette poiché, considerando il metabolismo dell'animale, l'opera di pulizia richiederebbe lavaggi e sostituzioni troppo frequenti. In caso sia in uso un fondo corpuscolare quale truciolo, corteccia e simili è importante prestare attenzione durante la somministrazione del pasto al fine di evitare l'ingerimento accidentale di parte del fondo, si può inserire nel terrario un foglio od una piattaforma liscia abbastanza ampia da coprire il substrato. Nel caso si utilizzi la torba è possibile nutrire l'animale direttamente su questa, eventualmente fornendo la preda dalla pinza senza che si possa sporcare eccessivamente.
TEMPERATURA E UMIDITA'
Il Pantherophis guttatus guttatus è un animale che proviene dall'areale nord americano (Florida, Texas, Alabama, etc.) perciò, per riprodurre le condizioni climatiche ideali, ci potremmo impegnare a regolare il riscaldamento con elementi riscaldanti quali tappetini o cavetti, così da innalzare la temperatura a 22°C nel punto freddo ad arrivare a 27-28°C per il punto più caldo. Tale gradiente termico permetterà all'animale di termoregolarsi gestendo al meglio le sue funzioni vitali. Di notte potremo abbassare la temperatura di circa 2-3°C (punto caldo sui 24-25°C). Per regolare il funzionamento degli elementi riscaldanti è importante far uso di un buon termostato o un termotimer. In queste condizioni il tasso di umidità relativa dovrà variare fra il 45% ed il 65% circa. Per tale aspetto un ottimo contributo sarà dato dalla vaschetta d'acqua da cui l'animale possa anche bere o immergersi. Non sottovalutiamo perciò l'importanza di avere sufficiente acqua per assolvere perfettamente queste tre necessità. Disponendo di un termometro e di un ingrometro potremo aiutarci notevolmente nel monitoraggio dei parametri di stabulazione. Il Pantherophis è un animale pressoché crepuscolare ma possiamo vederlo non di rado attivo anche di giorno, perciò è molto importante simulare correttamente il fotoperiodo giorno-notte magari con un piccolo neon o semplicemente assicurandoci che l'ambiente di stabulazione sia sufficientemente illuminato rispettando il fotoperiodo diurno stagionale.
E' importante che la temperatura non scenda sotto i 20°C circa poiché l'animale potrebbe presentare difficoltà di digestione, inoltre sconsigliamo di mantenere l'animale a temperatura ambiente senza riscaldamento idoneo dato che nei periodi più freddi dell'anno le condizioni potrebbero risultare intermedie fra la brumazione e i parametri ideali causando il rallentamento del metabolismo e difficoltà alimentari pur continuando a far bruciare energie all'animale.
ALIMENTAZIONE
Sempre buona norma è offrire prede della taglia adeguata al diametro del corpo del serpente, considerata la grande capacità mandibolare ed elastica è possibile eccedere leggermente. Un baby può essere alimentato con pinky di topo ogni 4-7 giorni ed eventualmente dopo 2-3 mesi sarà possibile offrire fino a 3 pinkies a pasto o direttamente un pinky di ratto/primo pelo di topo sempre in rapporto alle dimensioni del serpente. Dopo 6-7 mesi sarà possibile offrire un grosso primo pelo di topo (prossimo ad aprire gli occhi) ogni 4-7 giorni, sempre tenendo conto del riferimento precedentemente menzionato, o un pinky di ratto di qualche giorno di pari dimensioni al topo. A circa 10-12 mesi di vita si potranno offire 2-3 primo pelo di topo o un topolino del tutto formato del peso approssimativo di 10-12 gr o un rattino di una settimana circa o poco più. Esemplari adulti potranno mangiare 1-2 topi ogni 10-15 giorni o un rattino dalle 3 settimane di vita in su in rapporto alle dimensioni del serpente. Noi consigliamo di somministrare prede già morte o decongelate così da eliminare problemi dovuti ad eventuali ferite inflitte da prede vive. Il congelato inoltre permette di fare una dovuta scorta di prede senza mai correre il rischio di restarne privi. Tipicamente basta sventolare il topino prendendolo per la coda per attirare l'attenzione del serpente. Non di rado appoggiando semplicemente la preda sul fondo, tenendo conto dei consigli già espressi in precedenza, sarà l'animale stesso a far da se. Importante: è meglio evitare la somministrazione di un pasto in periodo di muta, probabilmente l'animale si rifiuterà di mangiare ma qualora lo facesse potrebbe avere difficoltà digestive oppure, se infastidito/spaventato, potrebbe rigurgitare il pasto per facilitarsi la fuga (cosa che però a noi non è mai accaduta).

MUTA
Come poter riconoscere quando l'animale è prossimo alla muta?
I colori si spengono ed opacizzano, gli occhi tendono ad una colorazione grigio-blu, perdendo la tipica brillantezza. Alla comparsa dei segnali dovremmo elevare il grado di umidità ad un valore prossimo al 60-70% e sarebbe preferibile evitare contatti diretti. In una settimana circa l'animale varierà nuovamente la colorazione e la brillantezza delle squame fino al momento in cui apparirà come se avesse recuperato la pigmentazione abituale: a circa due giorni di distanza si libererà della vecchia exuvia. Dopo la muta è importante controllare che non vi siano rimanenze: in particolare l'occhiale e sulla punta della coda. Solitamente effettuano una buona muta anche solo mantenendo il tasso d'umidità abituale, però se vi fossero residui attaccati al corpo basterà inumidire ulteriormente l'ambiente nebulizzando con acqua tiepida, oppure lasciare 15-20 minuti l'animale in un contenitore con dell'acqua prossima ai 25-26°C. Se necessario possiamo aiutarlo manualmente con del cotone inumidito. Talvolta accade che con esemplari molto chiari (albini, snow ,blizzard, etc.) e non possedendo magari un occhio ancora allenato, sia difficile comprendere che è arrivato il momento della muta. L'animale potrebbe anche accettare delle prede: se accadesse accidentalmente non dobbiamo preoccuparci limitandoci a lasciarlo tranquillo. Segnare la data di ogni muta ci aiuterà ad ipotizzare con il tempo e l'esperienza, seppur grossolanamente, il momento in cui sarebbe bene interrompere l'alimentazione o comunque prestare maggiore attenzione alla livrea dell'ofide. Muta dopo muta, generalmente allo scadere del primo anno d'età (ma questo dato può anche essere influenzato notevolmente secondo l'alimentazione condotta) molta pigmentazione bianca scompare, lasciando spazio a magnifiche tonalità di rosso, giallo e arancione (salvo che per morph o selezioni particolari) rendendo ben più semplice, anche per occhi inesperti, notare le variazioni cromatiche precedenti all'ecdisi.


MANEGGIAMENTO
Qualora fosse necessario maneggiare l'animale, dovremmo farlo nella maniera più delicata possibile. Il corpo va sorretto in modo che non possa avere libertà di movimento tale da causargli una caduta, ma al tempo stesso dovremmo evitare di stringerlo in qualsiasi parte del corpo: rischieremmo di infastidirlo. Qualsiasi movimento non dovrà essere veloce tanto meno noi dobbiamo essere agitati. Ricordiamoci di evitare di maneggiare il serpente nei 2-3 giorni succesivi al pasto, potremmo indurlo a vomitare. Maneggiare il serpente troppo spesso potrebbe causargli problemi di alimentazione in quanto inutilmente stressato. Sarebbe quindi buona norma maneggiarlo solo quando indispensabile.
CONCLUSIONE
A nostro avviso il Pantherophis guttatus è uno degli ofidi di più semplice avvicinamento/allevamento, capace di regalare grandi soddisfazioni grazie a caratteristiche quali: corporatura snella e dimensioni ridotte, facilità di gestione, grandissima varietà di morph e selezioni. Un attivo, elegante e curioso compagno per muovere i primi passi nell'allevamento dei serpenti e non solo.
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